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Incontro con i bimbi ospitati negli Istituti

di Paola Fini
(Presidente dell'Associazione "I Colori del mondo")

Ritornare in Nepal a distanza di 28 mesi dalla prima volta è stata una emozione grandissima. Quando siamo andati la prima volta eravamo partiti in due e tornati in tre: con noi c’era anche nostro figlio, un bellissimo bambino nepalese di Kathmandu. Allora il primo impatto con la città non era stato bellissimo, un pò per la stanchezza del viaggio ed un pò per i tanti timori che ci assalivano. Mi sentivo strana ed estranea. Questa volta invece è stato tutto diverso: con me c’erano tutte le persone che mi sono piu’ care, mio figlio primo fra tutti e dal primo momento mi sono sentita a casa.

Che bella la città dove è nato mio figlio! E’ vero il traffico di automezzi rende l’aria irrespirabile, le strade sono piene di buche, però i colori, gli odori della spezie, l’eleganza della gente dai vestiti coloratissimi, la rendono bellissima. Quando, nella macchina della persona che è venuta a prenderci, abbiamo percorso il tragitto dall’aereoporto all’albergo con mio figlio seduto sulle gambe, ho potuto notare una città in evoluzione: nuove costruzioni accanto alle vecchie palazzine di sempre, alcuni delle vecchie bancarelle sostituite da negozi più moderni, tanta gente in giro per la strada e molti meno soldati. Mentre gli occhi guardavano fuori dalla macchina, tutto il resto di me era concentrato su mio figlio, su come lui potesse vivere questo ritorno nel suo paese d’origine.

Amici e parenti hanno cercato di dissuaderci; a tutti la nostra idea di riportare il bambino nel suo paese di origine così poco tempo dopo il suo arrivo in Italia era sembrata una follia. “E se lui decidesse di restare? Se incontrasse persone o rivedesse luoghi che possano traumatizzarlo? Se qualcuno della famiglia biologica dovesse incontrarlo, riconoscerlo e reclamarlo? Se la polizia vedendovi con un bambino nepalese vi dovesse creare dei problemi?” sono state solo alcune delle domande con le quali ci hanno bombardato.

Noi abbiamo provato a rispondere serenamente e razionalmente a tutte le domande, cercando di non mostrare che i loro timori erano anche i nostri. Per noi questo viaggio era una questione di credibilità ed affidabilità, innazitutto nei confronti di nostro figlio perché dovevamo mantenere una promessa fattagli durante il nostro primo viaggio, e poi nei confronti di tutte le persone che sostengono i nostri progetti in Nepal, in quanto volevamo verificare di persona lo stato dei progetti e l’operato delle persone in loco alle quali, come associazione, affidiamo la loro concreta attuazione.

In questa sede non entrerò in dettaglio su come la nostra famiglia ha vissuto questo ritorno nel paese d’origine di mio figlio. Posso però dirvi che siamo molto contenti di aver fatto questo viaggio. Abbiamo affrontato le nostre paure ed abbiamo capito che non c’è alcun motivo di temere; adesso la nostra famiglia si sente piu’ forte di prima.

Certamente però gran parte del merito della riuscita di questo viaggio è dovuta alle persone davvero speciali che abbiamo incontrato e che ci hanno accolto con una tale ospitalità da farci sentire a casa tra amici. Vorrei quindi raccontarvi i nostri emozionanti incontri con le persone e soprattutto con i bambini degli Istituti che stiamo sostenendo; incontri che hanno dato un senso reale a questo nostro indimenticabile viaggio in Nepal.

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©2005 A.S.A.M. "I Colori del Mondo" Onlus