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NEPAL



SITUAZIONE DELL'INFANZIA

In questa situazione di guerra latente, la situazione dei bambini è certamente la più difficile. Molti di loro sono stati direttamente o indirettamente colpiti dal conflitto, come vittime dirette degli scontri a fuoco, oppure perché resi orfani, separati dalle famiglie e dagli amici, vittime di torture fisiche e mentali, o costretti ad abbandonare la scuola.

La gran parte dei bambini nepalesi sono privati degli elementari diritti ai servizi sanitari; per colpa della difficile situazione economica il governo non riesce a fornire un efficiente servizio sanitario specie nelle zone rurali. Nei villaggi c’è una cronica mancanza di ospedali, di medici e di personale sanitario. Inoltre l’escalation del conflitto armato ha avuto effetti diretti sulla salute dei bambini. Il frequente ricorso agli scioperi generali e agli embarghi di generi di prima necessità, ha indebolito la già fragile salute dei bambini ed il loro complessivo sviluppo.

Come risultato di questa situazione migliaia di bambini ogni anno muoiono di malattie facilmente prevenibili quali morbillo, diarrea, polmonite. La mancanza di strutture adeguate, aggiunte alla mancanza di consapevolezza da parte della gente, ha spinto ulteriormente i bambini in situazioni a rischio. Inoltre ogni anno migliaia di bambini muoiono per malattie infettive curabili; solo lo scorso anno centinaia di giovani vite sono andate perdute a causa di una forma di influenza virale.

Anche la situazione scolastica non ha mostrato dei significativi progressi negli ultimi anni. I diminuiti standard educativi e l’instabilità del settore della pubblica istruzione hanno ostacolato la preparazione scolastica dei bambini. Anche in questo settore il conflitto armato ha avuto grandi effetti negativi sia nell’educazione dei bambini che sul regolare funzionamento delle scuole. Non solo i frequenti scioperi hanno influito sulla regolarità dei corsi scolastici; ma nelle scuole, specie nelle zone rurali del paese, frequenti incidenti hanno coinvolto sia gli studenti che gli insegnanti che sono rimasti uccisi o rapiti.

Parecchi insegnanti sono stati arrestati dalle forze di polizia durante lo stato d’emergenza e le scuole, distrutte durante la guerra, non sono state ancora ricostruite. In molti villaggi i ragazzi sono stati rapiti e costretti a partecipare a programmi scolastici organizzati dagli stessi terroristi maoisti.

Secondo il censimento del 2001 in Nepal ci sono circa 8,400,000 bambini sotto i 14 anni, 9,500,000 sotto i 16 anni, e 10,400,sotto i 18 anni. Tra questi circa l’80% risultano iscritti alle scuole primarie, ma circa il 50% di loro non riesce a completare gli studi; gli studenti di sesso femminile restano pure vittime di quella maggiore discriminazione che impedisce loro di varcare la soglia delle scuole.

Essendo il Nepal una società tradizionalmente a carattere patriarcale, la condizione delle donne e molto delicata e ciò si riflette sulla condizione delle bambine. A causa di ciò si nota una netta differenziazione nel trattamento tra maschi e femmine. Le bambine sono costrette spesso a pesanti lavori casalinghi o ad altre incombenze domestiche come il trasporto dell’acqua, la raccolta della legna dalle foreste oltre all’imprescindibile impegno dell’aiutare le madri a crescere i fratelli e a svolgere i lavori in cucina.

Un altro fattore che influisce sulle possibilità educative dei bimbi nepalesi deriva dalla mancanza di un efficace sistema anagrafico. Si noti che solo la metà dei bambini possiede un certificato di nascita. A causa di ciò molti bambini non riescono neanche ad ottenere la cittadinanza per cui hanno grosse difficoltà ad essere ammessi nelle scuole.

Un altro grosso problema che coinvolge pesantemente i bambini nepalesi deriva dal fenomeno del lavoro minorile. Secondo uno studio dell’Università Tribhuwan di Kathmandu, sarebbero circa 2 milioni e mezzo i bambini lavoratori di età compresa tra 5 e 14 anni. Troviamo bambini di 5-6 anni impegnati come lavoratori domestici o nei ristoranti, ma anche nell’industria dei tappeti, affondati negli scavi come cercatori di pietre preziose. Questo fenomeno, derivante soprattutto dalla schiacciante povertà, ha naturalmente un forte riflesso sulla situazione educativa dei bimbi che spesso sono costretti a non poter frequentare la scuola o ad abbandonarla prima del termine.

A scapito dei molti programmi governativi che cercano di sradicare almeno le peggiori forme di lavoro minorile, spesso questi risultano privi di efficacia. E’ sbalorditivo sapere che in Nepal ci sono circa 127 mila bambini che lavorano in settori ad alto rischio. Ogni anno molti bambini emigrano nelle aree urbane alla ricerca di un miglior lavoro ed una vita più felice restando però coinvolti nelle peggiori forme di lavoro minorile. E’ calcolato che oltre 5 mila bambini vivono e lavorano in strada; la maggior parte dei quali nei grandi centri urbani quali Kathmandu, Biratnagar, Itahari Dharan, Pokhara, Narayanghat, e Butwal.

Rilevante è anche il fenomeno dello sfruttamento minorile a fini sessuali. Si calcola che del totale della popolazione coinvolta nel fenomeno, circa il 10% è rappresentato da bambini. Il fenomeno è rilevante soprattutto nei centri urbani. A Kathmandu questi abusi sono legati alla presenza di “cabin restaurant”, “dance restaurant” e discoteche, particolari tipi di locali che assumono molte ragazze, prevalentemente di età compresa tra 14 e 18 anni, che spesso devono sottostare ad abusi sessuali da parti dei clienti. Si calcola che ci sono circa 3.000 di questi locali in città, nei quali lavorano come cameriere oltre 5.000 donne, di cui molte di loro di età inferiore a 16 anni.

Ogni anno vengono riportati molti incidenti di traffico di donne con l’India. Le ragazze vengono principalmente vendute per scopi sessuali, ma anche per lavorare nei circhi, per lavori domestici, per i lavori nei campi ecc.. Inoltre una pratica ancora molto diffusa nella cultura nepalese, che influisce sul corretto sviluppo dei più piccoli, è il matrimonio tra bambini o, ancora peggio i matrimoni forzati tra adulti o anziani e bambine.

Ancora oggi, nel 21 secolo, in Nepal sono presenti discriminazioni sociali basate sul sistema delle caste. I componenti della comunità dei Dalit (gli intoccabili) sono oppressi in campo sociale, economico e politico. Di conseguenza anche i bambini di questa comunità sono socialmente discriminati e maltrattati dalla società; solo il due percento di loro ha diritto all’educazione scolastica e restando spesso privati dell’assistenza sanitaria.

In Nepal un fenomeno molto diffuso è l’alcoolismo; vengono documentate molte circostanze nella quali i bambini vengono coinvolti in violenze domestiche a causa dell’uso di alcool da parte dei genitori. Inoltre non è infrequente sentire di bambini che sono loro stessi caduti nel vortice dell’alcool o addirittura della droga. Passeggiando per le città nepalesi è facile incontrare agli angoli e lungo i vicoli bimbi in tenerissima età che vagano aspirando colla da sacchetti di plastica o da tubetti di metallo.

Anche la delinquenza minorile è un problema crescente nella società nepalese; il fenomeno, peculiare in tutte le moderne civiltà, è accresciuto in Nepal dalla mancanza di una educazione alla pace, derivante dal clima di guerra civile che si respira nel paese. Inoltre la crescita della urbanizzazione, delle grandi ineguaglianze tra ricchi e poveri, messa in risalto soprattutto dalla televisione che, a sua volta, ha alimentato anche il fenomeno del consumismo, ha solo accresciuto il problema.

Nella maggior parte dei casi di delinquenza minorile si tratta solo di piccoli furti o di scippi, ma la mancanza di socializzazione ed il trattamento di questi bambini come dei criminali adulti, influisce poi sul loro regolare sviluppo. A causa della mancanza di una legge apposita, i bambini vengono arrestati e messi in galera con i criminali comuni dove sono costretti a subire le crudeli leggi di sopravvivenza dettate nelle carceri.

...continua

 

 


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