| Haiti, attenzione per le adozioni intenazionali |
Bloccare le adozioni internazionali di minori coinvolti nel terremoto
visto che è alta, allo stato attuale, la possibilità che un bambino possa essere erroneamente ritenuto orfano. E' la richiesta avanzata da Save the Children in occasione della riunione dei Ministri degli Esteri della Ue.
Per quanto riguarda invece le adozioni internazionali dei bambini haitiani, i cui documenti legali ad esse finalizzati fossero stati completati prima del terremoto, "possono senz'altro andare avanti, così come possono essere inseriti in nuove famiglie i bambini che sono già stati dichiarati adottabili".
"Ci sono alte probabilità di ricongiungere molti bambini nei prossimi giorni - spiega Filippo Ungaro - Teniamo presente infatti che molti minori non erano in famiglia al momento del terremoto ma a scuola o impegnati in qualche lavoro. Altri si sono ritrovati soli nel momento in cui sono stati presi in cura da strutture mediche in altre zone della città. Altri ancora sono rimasti momentaneamente soli perché i genitori sono andati in cerca di acqua e cibo".
In attesa che tutti questi bambini siano identificati e ne sia accertato lo status, e che sia ripristinato il sistema che, prima del terremoto, era responsabile della verifica dell'adottabilità dei minori haitiani, Save the Children chiede quindi il blocco delle adozioni internazionali di minori coinvolti nel terremoto. Da giorni l'associazione è impegnata per assicurare protezione a quanti più bambini possibile: al momento sono già operative 6 aree "a misura" di bambino in altrettanti campi spontanei a Port-au-Prince e a Jacmel - per un totale di 3.500 minori seguiti - e ne saranno avviate delle altre nei prossimi giorni, in contemporanea con l'avvio delle attività di identificazione e rintraccio dei minori non accompagnati.
Attualmente 50 operatori sociali appositamente formati stanno perlustrando l'area interessata dal sisma per identificare i luoghi dove si sono rifugiati bambini soli, senza genitori e "abbiamo preso contatto con i leader delle comunità e il governo di Haiti per mettere in piedi un ampio ed efficace sistema di identificazione dei bambini soli e di ricongiungimento ai propri familiari", conclude Ungaro.
Per quanto riguarda l'Unicef-Italia, il direttore generale, Roberto Salvan ricorda che ad Haiti, già prima del terremoto, c’erano «40-50 mila orfani ospitati in strutture di cui solamente il 10/15% legali». «Noi – afferma Salvan – ci teniamo ad alzare la voce su questo pericolo, soprattutto per la fascia di bambini sotto i 5 anni. Attualmente ad Haiti ci sono migliaia di bambini, tra l’altro psicologicamente fragilissimi, sparsi in oltre 300 campi dei quali molti sorti spontaneamente, senza alcun controllo. Inoltre – prosegue il direttore generale di Unicef-Italia – dobbiamo ricordare che Haiti non ha sottoscritto la convenzione dell’Aja sulle adozioni internazionali. Un vuoto giuridico del quale i trafficanti di bambini possono facilmente beneficiare».
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