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Aggiornamento della situazione in Nepal

Il Nepal sta attualmente attraversando uno dei periodi più difficili della sua storia millenaria. In questi giorni, la popolazione sta manifestando con forza contro il Re per il rispristino della democrazia multipartitica che il sovrano ha congelato dal febbraio dello scorso anno con un colpo di stato con il quale ha avocato a se tutti i poteri costituzionali. Un nostro amico dal Nepal ci ha inviato una e-mail con il quale ci aggiorna sulla situazione sul posto.

Kathmandu 18/04/2006

Il Nepal vive attualmente in uno strano stato di limbo. Ci sono stati violenti scontri tra la polizia ed i manifestanti nel corso delle ultime settimane. Benchè attualmente si sta attraversando uno stato di calma apparente, sembra che il peggio debba ancora venire. Una grande dimostrazione è prevista per il prossimo 20 aprile, ed il supporto a questa manifestazione sembra crescente tra la gente. La possibilità di una risposta brutale da parte delle forze di sicurezza, che rispondono esclusivamente agli ordini del re, è molto alta.

L'alleanza dei sette partiti, guidati da politici di provata venalità ed incompetenza, non gode di un solido supporto popolare. Nondimento il popolo nepalese inizia a considerarli come l'unica alternativa al crescente ruolo autocratico del re e della sua consorteria, composta da consiglieri ancora più incompetenti. Il punto critico è che da qui, si ha la netta sensazione che il re non abbia in mano alcun piano per risolvere la crisi, oltre a quello di cercare di restaurare la cosiddetta "democrazia guidata" (alcuni direbbero pseudo-democrazia) che esisteva prima del 1990.

C'è una crescente percezione che le forze di sicurezza, alle quali è stato dato un grande potere nel combattere i Maoisti, siano a questo punto realmente gli unici rimasti a proteggere il re dalla gente. Gli stessi Maoisti hanno guadagnato una enorme popolarità in queste ultime settimane.

In questo momento stiamo attraversando il 13° giorno di sciopero generale, che sta ottenendo giustamente un vasto supporto popolare. In passato la gente evitava di partecipare a queste manifestazioni per timore delle rappresaglie governative, ma adesso circola un senso di obbligazione nel aiutare il movimento per il ritorno della democrazia.

Molti negozi ed uffici sono chiusi. Negozi alimentari e fruttivendoli aprono sporadicamente. Siccome le strade che portano alla capitale sono state bloccate, cibo e carburante iniziano a scarseggiare. Alcuni prodotti basilari sono introvabili e quando sono disponibili si trovano a prezzi elevatissimi. Alcuni beni essenziali costano dieci volte di più di quanto costavano appena una settimana fa. La situazione è diventata insostenibile, e forse la pressione porterà ancora più gente in strada per chiedere di trovare una soluzione.

Intanto ieri le banche hanno chiuso, i dipendenti pubblici cominciano a partecipare alle manifestazioni, nonostante incomba la minaccia di subire le violenze da parte delle forze di sicurezza. Avvocati, dottori, giornalisti e professionisti hanno organizzato ripetute proteste. Alcuni importanti ospedali privati hanno chiuso tranne che per gli essenziali servizi d'emergenza.

Allo stesso tempo, attualmente la situazione è stranamente pacifica. Molti uffici sono chiusi, o mantenuti aperti da personale ridotto all'osso. Ciò è dovuto in parte al fatto che il popolo in gran parte supporta la protesta, ed in parte perchè il trasporto pubblico non funziona. I taxi (i cui prezzi sono saliti alle stelle) ed i risciò sono gli unici mezzi di trasporto funzionanti. Gli attacchi ai veicoli che non aderiscono allo sciopero sono molto limitati, comparati agli scioperi precedenti. Ma la gente è ancora molto preoccupata di guidare in questa situazione di incertezza.

Ad eccezione dei luoghi specifici dove si svolgono le manifestazioni, che variano di giorno in giorno, la valle è in realtà molto quieta. Abbiamo avuto sorprendentemente delle forti piogge fuori stagione a partire dalla scorsa notte, così oggi è tutto così eccezionalmente quieto. E l'aria è di nuovo molto limpida.

Quelli che partecipano alle manifestazioni devono fronteggiare dei rischi molto seri, data la determinazione del re di bloccare le manifestazioni anche con la forza. Alle volte passanti occasionali possono restare coinvolti negli scontri, ma di solito non c'è una serio pericolo per il resto di noi. Comunque qualsiasi cosa possa pensare del presente scenario o sperare per il futuro, non credo sia giusto che gli stranieri scendano in strada per protestare. I volontari che lavorano qui, intelligentemente, si tengono alla larga dalle zone più pericolose, così che non c'è da preoccuparsi per la loro sicurezza.

La più grande difficoltà che affrontiamo al momento è l'incertezza e l'ansietà di sapere dove porterà la determinazione che tutti mostrano in questi momenti. In un mondo ideale assisteremmo ad una cerimonia dove il re presieda una governo che includa sia i partiti politici che i Maoisti. Malgrado le loro screditate teorie e le inaccettabili tattiche violente, essi sono gli unici che cercano seriamente di combattere la mentalità feudale che pervade la nazione e che possano dare un qualche potere ai poveri abitanti dei villaggi.

Una improvvisa eliminazione della monarchia potrebbe essere disastrosa. Essa potrebbe essere rimpiazzata da una dittatura militare, con conseguente proseguimento dell'attuale disordine politico e della violenza dei Maoisti. Nè sarebbe migliore il ritorno agli stessi vecchi politici che hanno sperperato le grandi realizzazioni del movimento democratico del 1990.

La nostra speranza è che il re si renda conto della inutilità di mantenere il corso degli eventi ed inizi a fare un serio sforzo nel tentare di dialogare con gli altri principali attori politici del paese.


 


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