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Evoluzione della situazione in Nepal

Il nostro amico dal Nepal ci ha inviato una nuova e-mail con il quale ci aggiorna sulla evoluzione della situazione.

Kathmandu 25/04/2006

La scorsa domenica il Re è apparso nuovamente in Tv per annunciare che, nel riconoscere la volontà del popolo espressa nelle recenti dimostrazioni, ha convocato per il prossimo venerdì il dissolto parlamento per la ricostituzione, e quindi riportare nel Paese la pace e la stabilità.

Significativamente ha anche offerto le proprie condoglianze a tutti quelli rimasti uccisi nelle dimostrazioni e gli auguri ai feriti di una pronta guarigione, un sentimento che aveva mancato di esprimere nel primo discorso di venerdì scorso, nel quale invece aveva lodato le forze di sicurezza per la loro lealtà.

A differenza del primo discorso, questa volta i leader del movimento di protesta (l'alleanza dei sette partiti - la cosiddetta S.P.A.) hanno risposto positivamente alla riconvocazione del dissolto parlamento. L'alleanza ha anche dichiarato che il primo punto all'ordine del giorno sarà di nominare una Assemblea Costituente per scrivere una nuova Costituzione.

La notte successiva al discorso reale, la folla si è riunita in piazza per festeggiare in maniera esuberante con canti e balli fino alle 4 di mattina, dimostrando con ciò di aver sostanzialmente accettato la soluzione prospettata dal re.

Rammendiamo che il secondo discorso giunge dopo che il primo discorso reale dello scorso venerdì era stato rigettato dalla Alleanza dei sette partiti perchè le concessioni erano state giudicate inadeguate. Subito dopo il discorso c'è stata anzi la più grande raccolta di persone mai vista (oltre 500.000) subito all'esterno di Kathmandu per chiedere la fine di questo regime.

Il Re Gyanendra nel suo primo discorso aveva annunciato di voler far tornare il potere esecutivo, che aveva avocato a se il primo febbraio dello scorso anno, al popolo, ed ha invitato la S.P.A., in accordo con la Clausola 35 della costituzione del 1990, ad indicare un nome per il posto di primo ministro e di formare il governo. Intanto, fino alla formazione del nuovo governo, l'attuale gabinetto avrebbe mantenuto la responsabilità di governare.

Le critiche a questo discorso riguardavano il fatto ch,e nell'invitare la S.P.A. a nominare il primo ministro, il re ha invocato la stessa clausola costituzionale che gli ha permesso di nominare e rimuovere primi ministri a sua scelta negli anni passati; ma soprattutto le critiche derivavano dal fatto di non aver minimamente accennato a ripristinare il vecchio parlamento, ed il vecchio P.M. Deuba, da lui licenziato il 1 febbraio del 2005, nell'intento di preservare il più possibile il suo potere, cosa che invece ha specificato nel suo secondo discorso.

Tuttavia il Paese non è ancora completamente fuori dai problemi; i Maoisti hanno dichiarato (contrariamente a ciò che avevano affermato la scorsa settimana) che i partiti dello S.P.A. hanno violato l'accordo in dodici punti, accettando dal re una soluzione diversa dalla nomina di una Assemblea Costituente. Non c'è dubbio che il loro piano era quello di far continuare le manifestazioni sperando forse che la folla con le loro reiterate proteste avrebbe costretto il Re ad abdicare. Essi quindi hanno rifiutato di dichiarare il cessate il fuoco fino alla convocazione dell'Assemblea Costituente.

I Maoisti chiedono che questa venga convocata il prima possibile, fintanto che essi hanno il controllo effettivo di gran parte delle aree di campagna e nei villaggi, mentre le altre parti probabilmente cercheranno di prendere tempo per riconquistare queste zone, affinchè l'Assemblea non contenga alcun delegato scelto dai Maoisti. Anche il palazzo reale vuole che passi molto tempo prima della convocazione dell'Assemblea, nella speranza che un qualche tipo di forma monarchica possa essere salvata.

Si teme che nella prossime settimane ci saranno ancora delle sporadiche dimostrazioni da parte dei rappresentanti dei partiti di estrema sinistra, in modo da pressare il parlamento per mettere il re strettamente sotto controllo, ma queste saranno decisamente di minore rilevanza rispetto alle grandi proteste di questi giorni. Probabilmente ci saranno ancora degli attacchi da parte dei Maoisti ad uffici di polizia e governativi al di fuori della valle, come prove di forza per mettere pressione sul parlamento.

A questo punto si spera ci siano poche possibilità di grandi episodi di violenza. L'accordo con i Maoisti è una istanza di lungo periodo che non sarà purtroppo risolta facilmente. Ma dopo gli sviluppi di questi giorni il Nepal è un posto molto più sicuro di qualche settimana fa.


 


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