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Il 2005 anno nero per le adozioni internazionali

L'anno 2005 potrebbe essere archiviato come l'anno nero per le adozioni internazionali. Dopo la flessione registrata nel primo semestre, la riduzione del numero di famiglie che riescono ad adottare all'estero potrebbe attestarsi, al 31 dicembre, addirittura a un - 30% rispetto all'anno scorso.

Sono dati che emergono dal convegno organizzato la scorsa settimana a Roma dal Coordinamento degli Enti Autorizzati (Cea) per discutere delle problematiche legate all'adozione.

Nel convegno il Cea ha segnalato, in particolare, la difficolta' sempre maggiore di adottare un bambino in Europa e ha parlato di grossa emergenza per quanto riguarda la Federazione Russa, paese dove vivono in istituto un milione di bambini. "La nostra preoccupazione", ha detto il portavoce Cea, Gianfranco Arnoletti, "E' che nessuno si sta realmente preoccupando di questa situazione".

Come già denunciato alcuni mesi fa, la Federazione Russa non ha ancora rinnovato l'accreditamento a quattro dei 9 enti italiani che finora operavano in quel paese. A un quinto ente e' stata addirittura sospeso l' accreditamento prima della scadenza.

"Si tratta di organizzazioni - ha spiegato Arnoletti, - che in media permettevano l'adozione di circa 300 bambini l'anno. La Federazione russa e' il secondo paese di provenienza per numero di bambini adottati in Italia. Attualmente, le coppie italiane in attesa di un bambino dalla Russia sono oltre mille. La decisione della Federazione russa di porre un limite al numero dei bambini adottati all'estero, che interessa altri stati e non solo l'Italia, e' da ricondurre ad una scelta di politica interna".

"A questa tendenza russa - ha precisato Arnoletti - permane la chiusura di altri paesi europei come l'Ucraina, la Bielorussia, la Romania. Se si consolidera' questa situazione, sara' praticamente impossibile adottare da un paese europeo''. Di fronte a tutto cio' - ha aggiunto - ''non ci risulta che la Cai abbia preso posizione ne' che l'abbia fatto il ministro Prestigiacomo. La mancata revoca agli enti risale a marzo scorso e riteniamo che avviare un dialogo con questo paese, in difesa anche degli enti che hanno un ruolo istituzionale, sarebbe stato necessario''.

"Nel sistema adozione internazionale, attualmente, nessun attore può dirsi soddisfatto di come vanno le cose", conclude Arnoletti. "Non sono contente le famiglie, non sono contenti gli enti, non è contenta la Cai, non sono contenti i consoli e gli ambasciatori all'estero, non sono certo contenti i bambini che rimangono negli istituti: possibile che tutto questo non riesca a portare chi ci governa a concludere che qualcosa davvero non va? Con la Federazione Russa basterebbe un protocollo d'intesa, che possa certificare il controllo della Cai sugli enti e la piena funzionalità delle pratiche tra Italia e Mosca. Certamente, con una Commissione in cui alcuni consiglieri non sono operativi che una volta al mese, è ben difficile pensare che si possano fare accordi in tempi brevi".

La Commissione per le adozioni internazionali (Cai) però replica alle accuse giunte dal convegno giudicando "assolutamente fantasiosa" l'ipotesi di un calo del 30% delle adozioni nel 2005, rispetto al 2004 e che non esiste alcuna emergenza con la Federazione Russa.

Secondo la Cai tali affermazioni sarebbero ''allarmistiche e prive di fondamento". In una nota la Commissione aggiunge che "è preoccupante che denunce generiche, in palese contrasto con la realta' dei fatti giungano proprio da chi, come gli enti autorizzati, conosce bene la situazione, ne e' partecipe, protagonista e per alcuni versi responsabile''.

''Va detto che il calo registrato nei primi sei mesi di quest'anno, il 19%", aggiunge la Cai, "non accusa ulteriori incrementi negli ultimi mesi e quindi e' assolutamente fantasiosa l'ipotesi che si possa arrivare a fine anno ad un decremento del 30% rispetto al 2004. Peraltro va ricordato che le cifre del 2004 sono in qualche modo falsate dalla situazione rumena con oltre cento minori entrati in Italia l'anno scorso anche se le adozioni erano state perfezionate nel 2003, prima del blocco''.

La Commissione precisa che ''anche a fronte di un reale restringimento delle possibilita' di adozione dai parte dei paesi dell'Europa orientale esistono segnali positivi quali: l'incremento del 50% nei primi sei mesi di quest'anno delle adozioni dall'India; la firma dell'accordo bilaterale con il Vietnam da cui sono giunti gia' 55 bambini; l'attivazione delle adozioni internazionali con il Congo con l'arrivo dei primi minori nel nostro paese. In crescita sono anche le adozioni da Etiopia, Repubblica Centro Africana, Repubblica Ceca, Bolivia, Capo Verde''.

 

 





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